homehome

> Foto > Idee > 4 passi > Servizi > Link > creaTorY


Soffiami

Soffiami,
soffiami via come il vento
tra le nubi
accoglimi con le coccole del Sole
cullami nell'autunno della terra bruna
quando l'autunno vorrà per me
che posi l'orecchio ai piedi degli alberi
e poi
coprimi di luce
perché io possa portarla in giro per il mondo
e non rendermi grande,
perché piccola voglio restare
per entrare nei cuori
e negli angoli più nascosti della sofferenza…
e infine dillo, a Loro,
che non me ne sono andata,
che sono nell'aria,
nel sole e nella pioggia,
che stringo le loro anime alla mia,
che mi troveranno
insieme a vecchi libri,
mentre leggo,
e scrivo, e vivo
di quel dono che tu mi hai fatto,
e mentre ti guardo,
e ti sogno,
e mi sogno accanto a te.
E lì io sarò,
quando lo vorrai.



Sofia
Nel freddo della notte
si ergono le ombre nere son le fronde
che mascheran le lotte
piccola bambola
ti rifugi nel tuo letto
l'ennesimo dispetto
che quasi il cuore strangola

vorrei uccidere il dolore
che alimenta il vacuo sorriso
dipinto sul viso
ma non sul tuo cuore

Mi sembra di annegare
tra pensieri e tentativi
"saran tempi giulivi"
mi dirà forse il mare…

lo scricciolo che vola
con le spine nel petto
"la solitudine accetto"
ma il cuor non si consola…

Sofia,
vorrei con un battito di ciglia
portarti via

soffiare via il dolore
comesi sfoglia un fiore
son nulla vicino
al destino

e questo mondo sordo
mi schiaccia e mi calpesta
mi lascia della tempesta
l'ennesimo ricordo.



Al Crocifisso

Ti confesso
che ho paura
ansia è il velo che offusca l'anima mia
sul quale formano un laghetto
le mie lacrime
quando, entrando in casa tua,
il mio cuore si arrende alle sue angosce.

E te lo confesso:
adesso che mi guardi, mi sembri
un vecchio che non ha vissuto gli anni
suoi, che gli spettavano…
eppure ne hai l'esperienza…
con quegli occhi pieni di mondo
tu guardi chiunque ti guardi,
a qualsiasi ora bussi alla tua porta…

che cosa è per me
la Speranza, senza le tue braccia
spalancate sul mondo?
Tienile così, tu che puoi salvare
questa valle di dolore!



Assenzio


Ieri mi sono
ubriacata
d'assenzio:
ho visto
i miei sogni
galleggiare,
putrefatti,
nel bicchiere.
Ho visto la mia immagine
dissolversi nel cadavere
della mia anima.
Ho visto la mia immagine
dissolversi nel cadavere
della mia anima.

Era un sapore dolce,
gustato come l'ho
dopo aver bevuto lacrime.
E resi grazie, e resi grazie
a lui e ai suoi fratelli
poiché con essi
la mia coscienza dorme

poiché con essi
la mia coscienza dorme.

Ieri mi sono ubriacata
d'Assenzio:
la bevanda proibita
promosso il sentimento.


Ps. si noti la forma del testo a ricordare una bottiglia, chiaro richiamo alla bevanda alcoolica.



Scrigno d'evasione


Ho ritrovato il primo Amore;
l'ho ritrovato nel fondo dello scrigno più caro
tra le rovine di un palazzo abbandonato…

e già nella veste di broccato
tessuta dell'oro più raro
io sento forte battere il cuore…
ho ritrovato il primo Amore…

nell'ora dell'oblio della morte
la campana ha dato i rintocchi
e lui è tra i più dolci balocchi
che m'ha riservato la sorte…

era coperto di polvere amara
seppellito in un luogo lontano
in una giara di lacrime
in un sozzo pantano

con la vanga, a piedi nudi,
con il sangue tra le dita
nei giorni più crudi
la mia gioia è tornata

l'ho aperto, ne ho toccato la carta
ho sentito il suo odore

lui è la mia più cara porta
il libro, la più bella perdizione
non t'ho mai dimenticato,
mio primo Amore!



Bianco

Bianco
apro gli occhi
il cielo è stanco
pesanti le notti.

Dormire,
soffrire,
affogare
in questo mare?

Ovunque s'aggiri lo sguardo
laddove l'occhio si posa
la sofferenza è la sposa
di un giovane rugoso bardo.

Bianco
il mondo in cui vivo
nulla vi è di creativo
tutto è stanco.

Bianca
l'anima impura
sei tu la dolce creatura
che empie d'oro ove manca

la sua anima inpura?

Non è forse il bianco
l'assenza di colore?
Non è il tuo dolore
a renderti stanco?

Il bianco è purezza?
O è forse la prova
che non si trova
altro che certezza





del nulla?
O dolce fanciulla
che piangi allo specchio
il mondo è vecchio
per star nella culla…



Il castello d'avorio

L'alta roccia del castello d'avorio
che fu mio, di me piange l'assenza..
lì era il Nido, era il fruscìo
del sole che è la mia essenza.

Quel nido da me è ormai lontano..
precipitai senz'ali e il volo
è vano, poiché senz'ali non si vola..
la terra a piedi nudi non consola.

io percossa, nella gabbia dei folli,
sogno un volo lassù, miei colli,
via dal putrido pantano di notte
verso la mia torre senza lotte

là, dove mano poggia su carta,
la candela illumina inverni,
l'ala solca il cielo, aperta,
racchiusi i germogli eterni..

Lasciatemi splendere ancora,
tra i rami di un sole tagliente,
nel giorno che adesso colora
d'Amore la mano cocente

Non posso restare quaggiù
tra umide fronde di pioggia…
il posto mio è lassù
tra nuvole e sogni si poggia.



Il fenomeno memoria

Sospesa per aria
come una nube
mi ritrovai
nel languido profumo

di capelli d'ebano
di fessure semiaperte
chiamate occhi

di odori di maggio
di giardini esotici
nell'incanto arabico
di un paese lontano

sospesa in un sogno
mi ritrovai
sedotta dall'accadimento storico
del pensiero

come un'onda
trafitta dal sole rimasi
a vedere un pensiero
di luce

attraverso la luce
rivivere.



Il Nido

Pagine di memoria
sotto un lampione
sfiorai

e polvere di sogno
vi trovai
che mi fece starnutire
un pensiero

di lacrime al miele di acerbe risate
tra i banchi di scuola
di fantastici sentieri
inondati di luce

e sogni di gloria
e sospiri d'amore
e specchi nei quali
crescevi insieme all'incertezza

del futuro
ma lì era un nido caldo
la mia protezione
un sorriso adulto

la mia sicurezza
il premio di tante fatiche
la lode
la punizione
tra chiacchiere e nubi di fumo
nei bagni dai muri scritti di giovinezza…

E adesso le molteplici strade lo smarrimento
e il premio un pezzo di carta sterile muto
la punizione un angolo accogliente fuori dalla porta
non più quel pezzo di carta…
E polvere di sogno tra sentieri spinosi adesso trasale.



Il Palco

Scrutai con attenzione
gli animi degli attori in scena

tentai di penetrarli
di sviscerare il calore, l'emozione
dalle loro spiagge ghiacciate

non una sola sensazione si sprigionò

e m'accorsi, invecchiando,
che sopra le panchine
un uomo e una donna sonavan la chitarra

e m'accorsi, che senza guardarmi,
m'eran entrati dentro

e m'accorsi che sotto il pazzo
il barbone
il degrado
c'era un personaggio fuori scena,

un folle che la mia inquietudine comprendeva.

E m'accorsi che un bambino
dentro me nasceva.

Che eterno è in me.

E m'accorsi:
quel bambino è la gioia!
Si, la gioia del folle senza maschere,
dell'attore in pausa
tra una scena e l'altra

e m'accorsi del sole
che m'entrò dentro
quando uscii dalle porte
di questo triste palco!



Il pianeta sogno


Non abbiamo bisogno di sognare,
perché viviamo nel pianeta Sogno,
qui non si respira ossigeno, ma vento di Stelle
danzanti…
e sul Pianeta Terra come un gabbiano senz'ali
avanziamo,
tarpato il volo, mortificata la nostra immensità…
ed ecco: la nostra dimora! Forgiamola coi nostri colori!
Inventiamo i nostri sapori, come è stato fatto finora…
al freddo quel mondo è tepore,
e noi dipingiamo l'aurora!



L'attesa della neonata


La vecchia barca
solca le onde
saluta le sponde
e il cielo s'inarca…

si curva a destra
nel tumulto dell'acque
e il viso tacque
al profum di ginestra.

L'Inutile culla
protegge il corpo
ormai morto
di questa fanciulla.

Nel tempo di dolci speranze
chiesi l'avviso della fine…
ma poi la cascata sublime
m'accolse tra dolci fragranze…

Dolce la morte
amaro l'avviso
tu forse indeciso
sulla mia sorte

hai continuato a remare
in quell'odiato mare
lontano dall'umida guerra
lontano dalla squallida guerra…

Dolce la morte ti sto invocando
nella mia sorte io sto nuotando
a che serve l'annuncio?
Come vi rinuncio?

O com'è amaro
il precipitare
se l'arrestare
è così raro…

O com'è alta
questa cascata
se la neonata
ancora non canta!



L'Epilogo

Di duecento giorni ed oltre di passione
non rimane che un sogno strangolato sul nascere

rimane un rabbia che non può esplodere
perché il diritto le è negato

di amarti il diritto mi è stato negato,
di volerti, di possederti, di averti,
di gridare alla luna che t'amo

il diritto mi è negato
e ti manca il coraggio di vivermi
ma non di uccidermi

tu! hai squarciato la tela più bella…
di un sogno che ho dipinto giorno per giorno,
cercando i colori.
Qualcuno era plumbeo

ma altri bellissimi e vivi
bastavano a darmi la forza di camminare.

Alcuni uccidono con una lama lucente
altri con le mani che soffocano
altri con una vile carezza

tu l'hai fatto con parole al veleno.
Non ci si abitua a morire..
avevo chiodi, e sangue ho perso e perdo

ma avrei camminato!
stretta alla tua mano, se solo me l'avessi chiesto…
avrei flagellato i miei piedi.

Ma tu mi hai sottratto la mano
e adesso cammino lontano
verso un sentiero buio.

Il fuoco, che prezzo dei tuoi baci era fresco,
adesso m'incenerisce
e la mia spada perisce,
nell'umido scuro,
all'ombra di un fiore di pesco.



L'infelice

Silenzio.
Da quassù non odo che silenzio.
Qualche automobile solca la strada in salita,
sfregia per un istante questa pace.

Tutto il resto è verde silenzio.

Le fronde degli alberi
galleggiano nell'aria, accarezzate dal vento.

I passi di una madre con la figlia
tuonano sull'asfalto.
Un'auto.
Poi di nuovo silenzio.

E' così che la Natura
ci accoglie in sé,
finge di farsi sottomettere,

ma il Vento e l'Albero!
Sanno di essere l'Ossigeno.

Silenzio.
La testa abbassata,
il respiro soffocato nella mediocrità.
La maschera che soffoca la faccia,
il nodo alla gola, a trattenere il Grido.

M al calar del sipario
sono me!
Sono la Disperazione e la Gioia,
la Valle, la Montagna,
l'Onda tranquilla e il Cavallone.

Sono il pianto e il riso che esplode.

E vi osservo con tristezza,
nelle vostre giacche grigie,
nelle strette di mano fasulle,
nelle firme sulle carte,
dietro le vostre scrivanie,
al telefono,
a casa dopo il lavoro,
a letto con vostra moglie
mentre pensate a un'altra donna.

Voi vi siete accontentati.
Vi siete accontentati!
Lasciàti spegnere dal corso della Vita,
trasportare dalla corrente del fiume.

E pure v'illudete di trovare la gioia
nell'attimo di fuga,
nell'azione nascosta e segreta.
E tornate al vostro nido avviliti.

Io non sono nel vostro mondo.
Io volo in alto, rischio di cadere, di morire,
di squartarmi il petto.

Ma vedo le Stelle lassù,
e i mari dall'alto!
vedo i vostri sogni, di bambini nei sarcofagi,
danzare intorno a me!

Vedo la Vita, nel suo folle elettrocardiogramma!

Tasto i cieli e le fantasie più lontane!

E zingara che sogna
vago a piedi nudi per il Cielo,
e di tanto in tanto siedo
da spettatrice
a vedere come l'uomo si rassegna
ad essere infelice.



La prostituta

Prigioniera
ho trascinato i piedi appesantiti da anelli di ferro,
ho respirato
con una corda ben stretta intorno al collo,
ho giocato al bersaglio:
appesa alla parete ho ricevuto frecce
velenose, perchè
avevo un nido a cui pensare.

Ho sanguinato in silenzio
e in silenzio
mi sono prostituita

e adesso sono libera…
libera di non mangiare più,
finchè non troverò
un'altra prigione
o forse
un Castello Incantato…

il mio carceriere mi dava una scodella
non era un pranzo
ma bastava per camminare dritta

adesso il terreno è pieno di buche
lui mi ha cacciata
dovrei essere felice
e invece, e invece

ho paura

ci si abitua persino
alla prigione
se hai un nido a cui pensare.



La tormenta.

L'inverno è piovuto

sul volto implume
nel silente singulto
da un'alta nube

è ancora giunto l'inizio
la prova

questa neve non bianca
su occhi indifesi
è forza che manca
ai sogni lesi..

Ti confesso che ho paura.
E tremo.

Il Sole non è caldo
la notte non ha Stelle
il cuore non più spavaldo
ma l'anima è ribelle

piango infreddolita
cerco le tue dita

mille strade ancora
troppe, troppe sbarrate
la luce adesso indora
solo le oberate

di nulla
e nulla ho adesso

annego nell'oscurità
precipito nell'incertezza
del domani, della transitorietà,
nei tuoni dell'amarezza

datemi un fiore
datemi la primavera

voglio un colore rosso,
per il cielo di sera,
uno verde a più non posso
a fare primavera

voglio un blu stellato
pel cielo notturno
uno argentato
per la Luna in Saturno

voglio un nido su una roccia
con rondinini appena nati
voglio un lido una spiaggia
con bambini affannati

nel gioco
per divertirmi un poco

tutto il freddo mi spaventa
vedo il Sole spento
soffro, è gelido il vento…
nella cruda Tormenta.



Magia

Avevo una bacchetta
magica
brillava come le stelle del cielo

un'aquila me la portò via:
doveva salvare i suoi figli

avevo una sfera magica
non vedevo il futuro
solo facevo crescere fiori
dovunque la adagiassi

un'ape me la portò via:
doveva salvare i suoi fiori

avevo le lacriem agli occhi
non erano per soffrire
ma per innaffiare le rose in secca

e il mare me le strappò:
doveva salvare i suoi pesci assetati

avevo i miei occhi magici
non vedevano i pianeti nello spazio
ma solo dentro le anime

uomini mascherati
me li portarono via:
dovevano salvare i loro preziosi costumi

adesso ho la mia anima
non c'è più magia
solo un miracolo

non può afferrare unan stella
soltanto entrare in quel lembo d'azzurro
che io chiamo Spirito.



Primo settembre

Primo settembre, ti ho visto
con il sole tra nuvole bianche
portare in me le catene del Silenzio.

Un giorno, ancora un giorno
ho chiesto di lasciare
che mi vedesse tra gli altari della gioia
e le squallide siepi del buio…

ma non fu così
e io lo so…la sento,
Lei, la Furia che m'assale!

Quando lo strazio
stordisce la mente
strascica il cuore
pesante, dolente

racchiude il suo sorriso
dell'Ultimo Giorno
sul letto sterile
del non ritorno…

Tu, Natura cagionevole,
madre di figli malati,
assisti impotente
alla fine dei cicli

e noi, siamo come soldati
sull'orlo del baratro
come un birillo deciso
dal riso vermiglio

di un Destino satanico…
un giorno ancora, ho chiesto
un giorno ancora, che mi scaldasse
il Sole, sì, il Sole

o Sole, perché i tuoi raggi
giungono sul mio corpo
come stelle di ghiaccio selvaggi?



Nuvole di luce


Invasa di luce dell'abat jour del cielo
rossa di tramonto
trafitta d'emozioni guardavo intorno a me
il blocco di anime alla deriva nel buio
io la sola accesa dal rosso della sera
esse cieche di fronte a una simile
fiaba atmosferica…
e comprendo come l'uomo
sia un essere triste
che calpesta
la vita
sigillato dall'ombra dell'avere,
triste poiché non s'accorge
dei miracoli che il cielo e la terra gli offrono,
cieco do fronte a tanta magica bellezza
come di fronte alle sofferenze altrui…

sfuma il tramonto dietro le nuvole
adesso il Firmamento s'avvicina
per offrire ai suoi figli ciechi della terra
un nuovo miracolo di luce.



S. Lorenzo

Faccio ingresso
nella cattedrale.
S. Lorenzo, vengo a te
con un Segreto infernale!
Chiedi a Dio
perché mi ha sprofondato in un dolore tale,
e se mi ama e mi perdona
come un figlio che sgarra l'esempio.

Sulle guglie appuntite
sulla croce silenziosa
le parole son sprecate
tu sai ciò che la bocca parlar non osa
io sono l'emarginata
la Peccatrice in questo mondo di diavoli
ma l'Amore no, non portarmelo via…

io rinucio alla benedizione
e ingoio la condanna
ma non l'uccido quest'embrione!
perché è vita!
…forse morirà,
ma forse sopravviverà,
e sarà brutto, forse menomato,
ma sarà Amore!



Di chi sono figlie le stelle?

Un tempo la Luna brillava di luce propria: era un enorme fascio di luce che quasi annullava quell'immenso zaffiro che è il cielo; un giorno, mentre passeggiava per la Via Lattea, la Luna incontrò il Sole: egli era davvero bello, con la sua criniera di capelli biondi, e subito la Luna se ne innamorò. Ma il Sole le pose una condizione:" Se vuoi il mio amore, devi donarmi tutta la tua luce" le disse. La bellissima Luna non fece altro altro che accettare immediatamente, perché il suo amore era talmente grande da indurla a sacrificare persino se stessa. " ma ti farò un dono, visto che mi hai dato la prova del tuo amore: i nostri figli racconteranno eternamente all'universo il tuo splendore". Al momentoi del parto la Luna pianse, perché il Sole non era con lei, infatti dormiva. Quella notte piovve -erano le lacrime della Luna- il cielo pareva muto , era scuro, senza sfumature; quando, d'incanto, la primogenita della Luna nacque, ella s'accorse che la figlia brillava di una luce intensissima; poi il secondo, la terza, il quarto, uno più brillante e lucente dell'altra: e dopo l'ultima fliglia, la Luna s'addormentò per sempre, tra le nuvole del cielo, con la consapevolezza che qualcuno avrebbe mostrato per lei la sua luce. Il Sole si svegliò, e quando vide quelle gemme azurrine incastonate nel cielo, che noi chiamiamo stelle, si meravigliò: aveva promesso alla Luna che i suoi figli avrebbero raccontato la sua lucentezza, ma non poteva immaginare che ne sarebbero stati una testimonianza visibile. Si vergognò per aver privato la Luna della sua luce, e avendo visto che il Fato aveva messo nelle Stelle ciò che lui aveva voluto togliere a lei, decise di offrirle un tributo: s'impegnò ad illuminarla tutte le notti, in eterno.



Il grande scrigno di luce

"Papà, papà, dimmi, dimmi, perché il sole è nero?" chiese il fanciullo dai boccoli biondi, le gote dipinte di un rosa ciclamino. "Vedi, figliolo" l'uomo si schiarì la voce "il sole è un grande, grandissimo scrigno" carezzò la testa del bambino, guardandolo dolcemente "che contiene tutte le azioni degli esseri umani; se questi si comportano male, il sole si rattrista, e diventa nero. Capisci figliolo?" "Ohh…" un senso di meraviglia si dipinse sul viso del piccolo, seguito da una languida tristezza " allora gli uomini si comportano male? Io non voglio che il sole sia nero!!" " Figlio mio, non puoi cambiare il mondo da solo! C'è troppa cattiveria, non basta il tuo cuoricino per far sorridere il sole!" Il bambino se ne andò senza rsipondere. I giorni passavano, ed egli aiutava ora un vecchietto, ora un bambino povero, ora una donna sola; portava loro da mangiare, offriva parole di conforto… e giorno dopo giorno, qualche raggio di luce filtrava attraverso le tenebre, chidendo ai fiori di uscire dalle loro tane sotto i prati. "Tutto questo non è abbastanza"pensò il piccolo benefattore, "io voglio che il sole si accenda tutto, e illumini il cielo e la terra." Incontrò, in un vecchio sentiero, un uomo anziano, ricurvo su se stesso, piangeva, invocava Dio. "Signore, perché piangi?" chiese toccandogli dolcemente il braccio. "Mia figlia sta morendo!" la disperazione rompeva la voce dell'uomo. Il bambino, guidato da un misterioso istinti, trovò la casa della bambina malata, vi entrò. Ella giaceva sul letto, immobile, il respiro quasi impercepibile. Il bimbo sorrise, una lacrima attraversò la sua guancia per poggiarsi sulle sue labbra; alzò gli occhi al cielo, e sfiorò la mano della fanciulla…Un fascio di luce immensa illuminò il cielo primaverile; gli uccelli cantarono, i fiori sbocciarono, un profumo di gelsomino invase l'aria. Il padre del bambino, vedendo il cielo illuminato, si stupì, e non seppe spiegarsi il fatto. Il vecchio padre della bambina entrò in casa, e fu accolto dalla piccola, saltellante, più viva che mai; trovò il bimbo senza vita, giacente sul pavimento. Quando il padre del bambino seppe il fatto, pianse di dolore per ben dodici ore, e durante questo tempo il sole si oscurò. Lo scrigno, infatti, conteneva anche le sofferenze dell'umanità…ma poi il padre capì che suo figlio aveva fatto ciò che per lui era la cosa più bella, e ne fu felice. Il sole gli sorrise e si illuminò, ed ecco che nacquero il giorno e la notte.



Il fiore che parlava

La Primavera troneggiava in una docile natura scozzese, tra verdi campi erbosi dove sedeva un bambino con lo sguardo così puro che sembrava irreale. Il fanciullo trascorreva i suoi giorni nel mondo odoroso e colorato dei fiori, e pareva comunicare con loro. Un giorno un fiore dai petali rosa, viola e gialli gli disse: "Ehi bambino, si può sapere perché non mi rispondi quando ti parlo?" Ma il bambino non rispondeva, così il fiore capì che egli era muto. Nonostante ciò, egli poteva sentire, infatti sorrideva al Canto degli uccellini. Così il fiore dai petali variopinti faceva grandi monologhi, ai quali il suo unico Ascoltatore rispondeva con i gesti. "E' molto brutto che un bambino non possa parlare" pensò il fiore "in fondo io parlo per un errore della Natura, che ha dato la voce a me togliendola a quell'Innocente; i miei simili comunicano con i colori e gli odori; a che mi serve la voce? A farmi bello con gli uomini mentre un bambino non può neppure chiamare gli uccellini, né dire a sua madre che le vuole bene?" il fiore buono scoppiò in lacrime, e bagnò tutto il prato. "Che succede qui? Perché è tutto bagnato? Eppure non ha piovuto..Fiore, fiore, perché non rispondi? Ma…io parlo! Fiore, un Miracolo! Hai sentito che parlo?!"

Il fiore gli mostrò un dolce sorriso, ma il bambino non capì mai cosa significasse quella MUTA RISPOSTA…