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Soffiami Soffiami, soffiami via come il vento tra le nubi accoglimi con le coccole del Sole cullami nell'autunno della terra bruna quando l'autunno vorrà per me che posi l'orecchio ai piedi degli alberi e poi coprimi di luce perché io possa portarla in giro per il mondo e non rendermi grande, perché piccola voglio restare per entrare nei cuori e negli angoli più nascosti della sofferenza… e infine dillo, a Loro, che non me ne sono andata, che sono nell'aria, nel sole e nella pioggia, che stringo le loro anime alla mia, che mi troveranno insieme a vecchi libri, mentre leggo, e scrivo, e vivo di quel dono che tu mi hai fatto, e mentre ti guardo, e ti sogno, e mi sogno accanto a te. E lì io sarò, quando lo vorrai. Sofia Nel freddo della notte si ergono le ombre nere son le fronde che mascheran le lotte piccola bambola ti rifugi nel tuo letto l'ennesimo dispetto che quasi il cuore strangola vorrei uccidere il dolore che alimenta il vacuo sorriso dipinto sul viso ma non sul tuo cuore Mi sembra di annegare tra pensieri e tentativi "saran tempi giulivi" mi dirà forse il mare… lo scricciolo che vola con le spine nel petto "la solitudine accetto" ma il cuor non si consola… Sofia, vorrei con un battito di ciglia portarti via soffiare via il dolore comesi sfoglia un fiore son nulla vicino al destino e questo mondo sordo mi schiaccia e mi calpesta mi lascia della tempesta l'ennesimo ricordo. Al Crocifisso Ti confesso che ho paura ansia è il velo che offusca l'anima mia sul quale formano un laghetto le mie lacrime quando, entrando in casa tua, il mio cuore si arrende alle sue angosce. E te lo confesso: adesso che mi guardi, mi sembri un vecchio che non ha vissuto gli anni suoi, che gli spettavano… eppure ne hai l'esperienza… con quegli occhi pieni di mondo tu guardi chiunque ti guardi, a qualsiasi ora bussi alla tua porta… che cosa è per me la Speranza, senza le tue braccia spalancate sul mondo? Tienile così, tu che puoi salvare questa valle di dolore! Assenzio Ieri mi sono ubriacata d'assenzio: ho visto i miei sogni galleggiare, putrefatti, nel bicchiere. Ho visto la mia immagine dissolversi nel cadavere della mia anima. Ho visto la mia immagine dissolversi nel cadavere della mia anima. Era un sapore dolce, gustato come l'ho dopo aver bevuto lacrime. E resi grazie, e resi grazie a lui e ai suoi fratelli poiché con essi la mia coscienza dorme poiché con essi la mia coscienza dorme. Ieri mi sono ubriacata d'Assenzio: la bevanda proibita promosso il sentimento. Ps. si noti la forma del testo a ricordare una bottiglia, chiaro richiamo alla bevanda alcoolica. Scrigno d'evasione Ho ritrovato il primo Amore; l'ho ritrovato nel fondo dello scrigno più caro tra le rovine di un palazzo abbandonato… e già nella veste di broccato tessuta dell'oro più raro io sento forte battere il cuore… ho ritrovato il primo Amore… nell'ora dell'oblio della morte la campana ha dato i rintocchi e lui è tra i più dolci balocchi che m'ha riservato la sorte… era coperto di polvere amara seppellito in un luogo lontano in una giara di lacrime in un sozzo pantano con la vanga, a piedi nudi, con il sangue tra le dita nei giorni più crudi la mia gioia è tornata l'ho aperto, ne ho toccato la carta ho sentito il suo odore lui è la mia più cara porta il libro, la più bella perdizione non t'ho mai dimenticato, mio primo Amore! Bianco Bianco apro gli occhi il cielo è stanco pesanti le notti. Dormire, soffrire, affogare in questo mare? Ovunque s'aggiri lo sguardo laddove l'occhio si posa la sofferenza è la sposa di un giovane rugoso bardo. Bianco il mondo in cui vivo nulla vi è di creativo tutto è stanco. Bianca l'anima impura sei tu la dolce creatura che empie d'oro ove manca la sua anima inpura? Non è forse il bianco l'assenza di colore? Non è il tuo dolore a renderti stanco? Il bianco è purezza? O è forse la prova che non si trova altro che certezza del nulla? O dolce fanciulla che piangi allo specchio il mondo è vecchio per star nella culla… Il castello d'avorio L'alta roccia del castello d'avorio che fu mio, di me piange l'assenza.. lì era il Nido, era il fruscìo del sole che è la mia essenza. Quel nido da me è ormai lontano.. precipitai senz'ali e il volo è vano, poiché senz'ali non si vola.. la terra a piedi nudi non consola. io percossa, nella gabbia dei folli, sogno un volo lassù, miei colli, via dal putrido pantano di notte verso la mia torre senza lotte là, dove mano poggia su carta, la candela illumina inverni, l'ala solca il cielo, aperta, racchiusi i germogli eterni.. Lasciatemi splendere ancora, tra i rami di un sole tagliente, nel giorno che adesso colora d'Amore la mano cocente Non posso restare quaggiù tra umide fronde di pioggia… il posto mio è lassù tra nuvole e sogni si poggia. Il fenomeno memoria Sospesa per aria come una nube mi ritrovai nel languido profumo di capelli d'ebano di fessure semiaperte chiamate occhi di odori di maggio di giardini esotici nell'incanto arabico di un paese lontano sospesa in un sogno mi ritrovai sedotta dall'accadimento storico del pensiero come un'onda trafitta dal sole rimasi a vedere un pensiero di luce attraverso la luce rivivere. Il Nido Pagine di memoria sotto un lampione sfiorai e polvere di sogno vi trovai che mi fece starnutire un pensiero di lacrime al miele di acerbe risate tra i banchi di scuola di fantastici sentieri inondati di luce e sogni di gloria e sospiri d'amore e specchi nei quali crescevi insieme all'incertezza del futuro ma lì era un nido caldo la mia protezione un sorriso adulto la mia sicurezza il premio di tante fatiche la lode la punizione tra chiacchiere e nubi di fumo nei bagni dai muri scritti di giovinezza… E adesso le molteplici strade lo smarrimento e il premio un pezzo di carta sterile muto la punizione un angolo accogliente fuori dalla porta non più quel pezzo di carta… E polvere di sogno tra sentieri spinosi adesso trasale. Il Palco Scrutai con attenzione gli animi degli attori in scena tentai di penetrarli di sviscerare il calore, l'emozione dalle loro spiagge ghiacciate non una sola sensazione si sprigionò e m'accorsi, invecchiando, che sopra le panchine un uomo e una donna sonavan la chitarra e m'accorsi, che senza guardarmi, m'eran entrati dentro e m'accorsi che sotto il pazzo il barbone il degrado c'era un personaggio fuori scena, un folle che la mia inquietudine comprendeva. E m'accorsi che un bambino dentro me nasceva. Che eterno è in me. E m'accorsi: quel bambino è la gioia! Si, la gioia del folle senza maschere, dell'attore in pausa tra una scena e l'altra e m'accorsi del sole che m'entrò dentro quando uscii dalle porte di questo triste palco! Il pianeta sogno Non abbiamo bisogno di sognare, perché viviamo nel pianeta Sogno, qui non si respira ossigeno, ma vento di Stelle danzanti… e sul Pianeta Terra come un gabbiano senz'ali avanziamo, tarpato il volo, mortificata la nostra immensità… ed ecco: la nostra dimora! Forgiamola coi nostri colori! Inventiamo i nostri sapori, come è stato fatto finora… al freddo quel mondo è tepore, e noi dipingiamo l'aurora! L'attesa della neonata La vecchia barca solca le onde saluta le sponde e il cielo s'inarca… si curva a destra nel tumulto dell'acque e il viso tacque al profum di ginestra. L'Inutile culla protegge il corpo ormai morto di questa fanciulla. Nel tempo di dolci speranze chiesi l'avviso della fine… ma poi la cascata sublime m'accolse tra dolci fragranze… Dolce la morte amaro l'avviso tu forse indeciso sulla mia sorte hai continuato a remare in quell'odiato mare lontano dall'umida guerra lontano dalla squallida guerra… Dolce la morte ti sto invocando nella mia sorte io sto nuotando a che serve l'annuncio? Come vi rinuncio? O com'è amaro il precipitare se l'arrestare è così raro… O com'è alta questa cascata se la neonata ancora non canta! L'Epilogo Di duecento giorni ed oltre di passione non rimane che un sogno strangolato sul nascere rimane un rabbia che non può esplodere perché il diritto le è negato di amarti il diritto mi è stato negato, di volerti, di possederti, di averti, di gridare alla luna che t'amo il diritto mi è negato e ti manca il coraggio di vivermi ma non di uccidermi tu! hai squarciato la tela più bella… di un sogno che ho dipinto giorno per giorno, cercando i colori. Qualcuno era plumbeo ma altri bellissimi e vivi bastavano a darmi la forza di camminare. Alcuni uccidono con una lama lucente altri con le mani che soffocano altri con una vile carezza tu l'hai fatto con parole al veleno. Non ci si abitua a morire.. avevo chiodi, e sangue ho perso e perdo ma avrei camminato! stretta alla tua mano, se solo me l'avessi chiesto… avrei flagellato i miei piedi. Ma tu mi hai sottratto la mano e adesso cammino lontano verso un sentiero buio. Il fuoco, che prezzo dei tuoi baci era fresco, adesso m'incenerisce e la mia spada perisce, nell'umido scuro, all'ombra di un fiore di pesco. L'infelice Silenzio. Da quassù non odo che silenzio. Qualche automobile solca la strada in salita, sfregia per un istante questa pace. Tutto il resto è verde silenzio. Le fronde degli alberi galleggiano nell'aria, accarezzate dal vento. I passi di una madre con la figlia tuonano sull'asfalto. Un'auto. Poi di nuovo silenzio. E' così che la Natura ci accoglie in sé, finge di farsi sottomettere, ma il Vento e l'Albero! Sanno di essere l'Ossigeno. Silenzio. La testa abbassata, il respiro soffocato nella mediocrità. La maschera che soffoca la faccia, il nodo alla gola, a trattenere il Grido. M al calar del sipario sono me! Sono la Disperazione e la Gioia, la Valle, la Montagna, l'Onda tranquilla e il Cavallone. Sono il pianto e il riso che esplode. E vi osservo con tristezza, nelle vostre giacche grigie, nelle strette di mano fasulle, nelle firme sulle carte, dietro le vostre scrivanie, al telefono, a casa dopo il lavoro, a letto con vostra moglie mentre pensate a un'altra donna. Voi vi siete accontentati. Vi siete accontentati! Lasciàti spegnere dal corso della Vita, trasportare dalla corrente del fiume. E pure v'illudete di trovare la gioia nell'attimo di fuga, nell'azione nascosta e segreta. E tornate al vostro nido avviliti. Io non sono nel vostro mondo. Io volo in alto, rischio di cadere, di morire, di squartarmi il petto. Ma vedo le Stelle lassù, e i mari dall'alto! vedo i vostri sogni, di bambini nei sarcofagi, danzare intorno a me! Vedo la Vita, nel suo folle elettrocardiogramma! Tasto i cieli e le fantasie più lontane! E zingara che sogna vago a piedi nudi per il Cielo, e di tanto in tanto siedo da spettatrice a vedere come l'uomo si rassegna ad essere infelice. La prostituta Prigioniera ho trascinato i piedi appesantiti da anelli di ferro, ho respirato con una corda ben stretta intorno al collo, ho giocato al bersaglio: appesa alla parete ho ricevuto frecce velenose, perchè avevo un nido a cui pensare. Ho sanguinato in silenzio e in silenzio mi sono prostituita e adesso sono libera… libera di non mangiare più, finchè non troverò un'altra prigione o forse un Castello Incantato… il mio carceriere mi dava una scodella non era un pranzo ma bastava per camminare dritta adesso il terreno è pieno di buche lui mi ha cacciata dovrei essere felice e invece, e invece ho paura ci si abitua persino alla prigione se hai un nido a cui pensare. La tormenta. L'inverno è piovuto sul volto implume nel silente singulto da un'alta nube è ancora giunto l'inizio la prova questa neve non bianca su occhi indifesi è forza che manca ai sogni lesi.. Ti confesso che ho paura. E tremo. Il Sole non è caldo la notte non ha Stelle il cuore non più spavaldo ma l'anima è ribelle piango infreddolita cerco le tue dita mille strade ancora troppe, troppe sbarrate la luce adesso indora solo le oberate di nulla e nulla ho adesso annego nell'oscurità precipito nell'incertezza del domani, della transitorietà, nei tuoni dell'amarezza datemi un fiore datemi la primavera voglio un colore rosso, per il cielo di sera, uno verde a più non posso a fare primavera voglio un blu stellato pel cielo notturno uno argentato per la Luna in Saturno voglio un nido su una roccia con rondinini appena nati voglio un lido una spiaggia con bambini affannati nel gioco per divertirmi un poco tutto il freddo mi spaventa vedo il Sole spento soffro, è gelido il vento… nella cruda Tormenta. Magia Avevo una bacchetta magica brillava come le stelle del cielo un'aquila me la portò via: doveva salvare i suoi figli avevo una sfera magica non vedevo il futuro solo facevo crescere fiori dovunque la adagiassi un'ape me la portò via: doveva salvare i suoi fiori avevo le lacriem agli occhi non erano per soffrire ma per innaffiare le rose in secca e il mare me le strappò: doveva salvare i suoi pesci assetati avevo i miei occhi magici non vedevano i pianeti nello spazio ma solo dentro le anime uomini mascherati me li portarono via: dovevano salvare i loro preziosi costumi adesso ho la mia anima non c'è più magia solo un miracolo non può afferrare unan stella soltanto entrare in quel lembo d'azzurro che io chiamo Spirito. Primo settembre Primo settembre, ti ho visto con il sole tra nuvole bianche portare in me le catene del Silenzio. Un giorno, ancora un giorno ho chiesto di lasciare che mi vedesse tra gli altari della gioia e le squallide siepi del buio… ma non fu così e io lo so…la sento, Lei, la Furia che m'assale! Quando lo strazio stordisce la mente strascica il cuore pesante, dolente racchiude il suo sorriso dell'Ultimo Giorno sul letto sterile del non ritorno… Tu, Natura cagionevole, madre di figli malati, assisti impotente alla fine dei cicli e noi, siamo come soldati sull'orlo del baratro come un birillo deciso dal riso vermiglio di un Destino satanico… un giorno ancora, ho chiesto un giorno ancora, che mi scaldasse il Sole, sì, il Sole o Sole, perché i tuoi raggi giungono sul mio corpo come stelle di ghiaccio selvaggi? Nuvole di luce Invasa di luce dell'abat jour del cielo rossa di tramonto trafitta d'emozioni guardavo intorno a me il blocco di anime alla deriva nel buio io la sola accesa dal rosso della sera esse cieche di fronte a una simile fiaba atmosferica… e comprendo come l'uomo sia un essere triste che calpesta la vita sigillato dall'ombra dell'avere, triste poiché non s'accorge dei miracoli che il cielo e la terra gli offrono, cieco do fronte a tanta magica bellezza come di fronte alle sofferenze altrui… sfuma il tramonto dietro le nuvole adesso il Firmamento s'avvicina per offrire ai suoi figli ciechi della terra un nuovo miracolo di luce. S. Lorenzo Faccio ingresso nella cattedrale. S. Lorenzo, vengo a te con un Segreto infernale! Chiedi a Dio perché mi ha sprofondato in un dolore tale, e se mi ama e mi perdona come un figlio che sgarra l'esempio. Sulle guglie appuntite sulla croce silenziosa le parole son sprecate tu sai ciò che la bocca parlar non osa io sono l'emarginata la Peccatrice in questo mondo di diavoli ma l'Amore no, non portarmelo via… io rinucio alla benedizione e ingoio la condanna ma non l'uccido quest'embrione! perché è vita! …forse morirà, ma forse sopravviverà, e sarà brutto, forse menomato, ma sarà Amore! Di chi sono figlie le stelle? Un tempo la Luna brillava di luce propria: era un enorme fascio di luce che quasi annullava quell'immenso zaffiro che è il cielo; un giorno, mentre passeggiava per la Via Lattea, la Luna incontrò il Sole: egli era davvero bello, con la sua criniera di capelli biondi, e subito la Luna se ne innamorò. Ma il Sole le pose una condizione:" Se vuoi il mio amore, devi donarmi tutta la tua luce" le disse. La bellissima Luna non fece altro altro che accettare immediatamente, perché il suo amore era talmente grande da indurla a sacrificare persino se stessa. " ma ti farò un dono, visto che mi hai dato la prova del tuo amore: i nostri figli racconteranno eternamente all'universo il tuo splendore". Al momentoi del parto la Luna pianse, perché il Sole non era con lei, infatti dormiva. Quella notte piovve -erano le lacrime della Luna- il cielo pareva muto , era scuro, senza sfumature; quando, d'incanto, la primogenita della Luna nacque, ella s'accorse che la figlia brillava di una luce intensissima; poi il secondo, la terza, il quarto, uno più brillante e lucente dell'altra: e dopo l'ultima fliglia, la Luna s'addormentò per sempre, tra le nuvole del cielo, con la consapevolezza che qualcuno avrebbe mostrato per lei la sua luce. Il Sole si svegliò, e quando vide quelle gemme azurrine incastonate nel cielo, che noi chiamiamo stelle, si meravigliò: aveva promesso alla Luna che i suoi figli avrebbero raccontato la sua lucentezza, ma non poteva immaginare che ne sarebbero stati una testimonianza visibile. Si vergognò per aver privato la Luna della sua luce, e avendo visto che il Fato aveva messo nelle Stelle ciò che lui aveva voluto togliere a lei, decise di offrirle un tributo: s'impegnò ad illuminarla tutte le notti, in eterno. Il grande scrigno di luce "Papà, papà, dimmi, dimmi, perché il sole è nero?" chiese il fanciullo dai boccoli biondi, le gote dipinte di un rosa ciclamino. "Vedi, figliolo" l'uomo si schiarì la voce "il sole è un grande, grandissimo scrigno" carezzò la testa del bambino, guardandolo dolcemente "che contiene tutte le azioni degli esseri umani; se questi si comportano male, il sole si rattrista, e diventa nero. Capisci figliolo?" "Ohh…" un senso di meraviglia si dipinse sul viso del piccolo, seguito da una languida tristezza " allora gli uomini si comportano male? Io non voglio che il sole sia nero!!" " Figlio mio, non puoi cambiare il mondo da solo! C'è troppa cattiveria, non basta il tuo cuoricino per far sorridere il sole!" Il bambino se ne andò senza rsipondere. I giorni passavano, ed egli aiutava ora un vecchietto, ora un bambino povero, ora una donna sola; portava loro da mangiare, offriva parole di conforto… e giorno dopo giorno, qualche raggio di luce filtrava attraverso le tenebre, chidendo ai fiori di uscire dalle loro tane sotto i prati. "Tutto questo non è abbastanza"pensò il piccolo benefattore, "io voglio che il sole si accenda tutto, e illumini il cielo e la terra." Incontrò, in un vecchio sentiero, un uomo anziano, ricurvo su se stesso, piangeva, invocava Dio. "Signore, perché piangi?" chiese toccandogli dolcemente il braccio. "Mia figlia sta morendo!" la disperazione rompeva la voce dell'uomo. Il bambino, guidato da un misterioso istinti, trovò la casa della bambina malata, vi entrò. Ella giaceva sul letto, immobile, il respiro quasi impercepibile. Il bimbo sorrise, una lacrima attraversò la sua guancia per poggiarsi sulle sue labbra; alzò gli occhi al cielo, e sfiorò la mano della fanciulla…Un fascio di luce immensa illuminò il cielo primaverile; gli uccelli cantarono, i fiori sbocciarono, un profumo di gelsomino invase l'aria. Il padre del bambino, vedendo il cielo illuminato, si stupì, e non seppe spiegarsi il fatto. Il vecchio padre della bambina entrò in casa, e fu accolto dalla piccola, saltellante, più viva che mai; trovò il bimbo senza vita, giacente sul pavimento. Quando il padre del bambino seppe il fatto, pianse di dolore per ben dodici ore, e durante questo tempo il sole si oscurò. Lo scrigno, infatti, conteneva anche le sofferenze dell'umanità…ma poi il padre capì che suo figlio aveva fatto ciò che per lui era la cosa più bella, e ne fu felice. Il sole gli sorrise e si illuminò, ed ecco che nacquero il giorno e la notte. Il fiore che parlava La Primavera troneggiava in una docile natura scozzese, tra verdi campi erbosi dove sedeva un bambino con lo sguardo così puro che sembrava irreale. Il fanciullo trascorreva i suoi giorni nel mondo odoroso e colorato dei fiori, e pareva comunicare con loro. Un giorno un fiore dai petali rosa, viola e gialli gli disse: "Ehi bambino, si può sapere perché non mi rispondi quando ti parlo?" Ma il bambino non rispondeva, così il fiore capì che egli era muto. Nonostante ciò, egli poteva sentire, infatti sorrideva al Canto degli uccellini. Così il fiore dai petali variopinti faceva grandi monologhi, ai quali il suo unico Ascoltatore rispondeva con i gesti. "E' molto brutto che un bambino non possa parlare" pensò il fiore "in fondo io parlo per un errore della Natura, che ha dato la voce a me togliendola a quell'Innocente; i miei simili comunicano con i colori e gli odori; a che mi serve la voce? A farmi bello con gli uomini mentre un bambino non può neppure chiamare gli uccellini, né dire a sua madre che le vuole bene?" il fiore buono scoppiò in lacrime, e bagnò tutto il prato. "Che succede qui? Perché è tutto bagnato? Eppure non ha piovuto..Fiore, fiore, perché non rispondi? Ma…io parlo! Fiore, un Miracolo! Hai sentito che parlo?!" Il fiore gli mostrò un dolce sorriso, ma il bambino non capì mai cosa significasse quella MUTA RISPOSTA… |
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